AREA NORMATIVA
AREA MEDICO-SANITARIA
AREA TECNOLOGICA
INIZIATIVE
LINK
NEWS

NEWS

 

 

Da ANSA.it - AMBIENTE -

CORTE COSTITUZIONALE - CONSULTA: ELETTROSMOG; ILLEGITTIME ALCUNE NORME REGIONI

(ANSA) - ROMA, 7 OTT - La Corte ha affermato che spetta allo Stato fissare i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, che devono essere rispettati nella installazione e gestione degli impianti (elettrodotti, impianti radioelettrici per la telefonia mobile, impianti radiotelevisivi), a tutela della salute e ha negato che le Regioni possano stabilire per il loro territorio valori diversi, sia pure in senso piu' restrittivo. La Corte ha precisato che, in via di principio, le Regioni possono adottare discipline di maggior tutela della salute; ma, nel caso dell' elettrosmog, i valori limite fissati dallo Stato, in accordo con gli standard internazionali, rappresentano il punto di equilibrio fra esigenze di tutela della salute, che debbono comunque essere salvaguardate, ed esigenze di pianificazione di reti ed impianti necessari per il trasporto dell' energia e per le comunicazioni. Se le regioni, ispirandosi ad esigenze di maggior cautela, potessero fissare valori diversi, ne risulterebbe compromessa la possibilita' di realizzare gli impianti su tutto il territorio nazionale. Il Governo aveva impugnato numerose disposizioni contenute in quattro leggi regionali del 2001 e del 2002, rispettivamente delle Regioni Marche, Campania, Puglia e Umbria, tutte contenenti norme in tema di tutela dall' inquinamento elettrico, magnetico ed elettromagnetico. La Corte, con la sentenza n. 307 del 2003, riuniti i quattro giudizi ha dichiarato la illegittimita' costituzionale di alcune disposizioni contenute in ciascuna delle leggi impugnate, e la non fondatezza delle questioni relative ad altre disposizioni: il tutto sulla base di alcune affermazioni di carattere generale. Resta invece nell'ambito della competenza regionale, sia pure nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, cio' che riguarda la disciplina degli impianti sotto il profilo della loro localizzazione sul territorio, essendo Regioni ed enti locali in definitiva responsabili dell' uso del loro territorio e della composizione dei molteplici interessi che ad esso fanno capo. Spetta dunque alle Regioni ed enti locali anche la determinazione degli obiettivi di 'qualita' in materia di inquinamento elettromagnetico, definiti dalla legge-quadro come 'criteri localizzativi, standard urbanistici, prescrizioni e incentivazioni per l' utilizzo delle migliori tecnologie disponibili''. All' applicazione di questi principi e' conseguito l' annullamento delle disposizioni impugnate che fissavano valori limite di esposizione o abilitavano organi regionali a fare altrettanto, e la dichiarazione di non fondatezza delle questioni relativamente alle disposizioni delle stesse leggi ( a condizione che esse non assegnassero agli esecutivi regionali poteri troppo ampi e indeterminati) riguardanti criteri di localizzazione, delocalizzazione e risanamento degli impianti, in conformita' alla legge quadro.(ANSA). RED

 

Un “catasto” contro l’inquinamento elettromagnetico. È l’obiettivo di E-green, il consorzio costituito da Alenia spazio, società di Finmeccanica, e da TeS (teleinformatica e sistemi), società controllata da Space Engineering. Il nuovo ente ha realizzato un sistema di prevenzione e monitoraggio che, mediante l’utilizzo dei dati forniti da satellite e servendosi di tecnologie sviluppate nell’ambito dei programmi spaziali nazionali ed internazionali, si propone di dare una risposta completa, attendibile e concreta alla gestione delle problematiche relative all’inquinamento elettromagnetico. “Il cuore del sistema - spiega al VeLino Giuseppe Viriglio, amministratore delegato di Alenia Spazio - è rappresentato da un avanzato programma di simulazione e controllo sviluppato ad hoc, grazie al quale è possibile conoscere la distribuzione dei campi elettromagnetici in ogni punto del territorio e dello spazio. La combinazione dei risultati di questi calcoli con misure effettuate dalle centraline di monitoraggio sarà in grado di fornire una mappatura completa e accurata delle zone a rischio di inquinamento elettromagnetico nelle aree urbane in base a cui poter poi adottare misure di sicurezza adeguate”. I dati, raccolti dalle centraline e inviate a più centri di simulazione e controllo tramite Internet, saranno confrontati con i valori calcolati. I risultati così ottenuti verranno resi disponibili in tempo reale su un portale on line, a cui i committenti (operatori ed enti territoriali) potranno accedere per avere un costante aggiornamento sulla situazione. A breve, sarà anche attivato un centro di analisi e valutazione che gestirà il catasto elettromagnetico, un database degli impianti, che testerà le strutture installate. “E-green – conclude Viriglio – sarà al servizio di tutti quegli enti, statali e non, interessati a garantire che lo sviluppo delle telecomunicazioni, la distribuzione di energia elettrica e la crescita dell’economia avvengano nel pieno rispetto delle normative, dell’ambiente e dell’essere umano che lo abita”. Da un’indagine conoscitiva sull’inquinamento elettromagnetico è emerso che, alla fine del 2001, erano oltre 300 mila i chilometri di elettrodotti e più di 70 mila le stazioni radio e trasmittenti già installate per usi di telefonia o televisivi. A queste fonti di elettrosmog vanno aggiunte quelle rappresentate da apparecchi elettrici, elettronici, industriali, sanitari e domestici. (nam)

Il commissario Anpa: "I limiti sull'elettrosmog sono da rivedere". A rilanciare la polemica sull'allarme ambientale più temuto e più clamoroso degli ultimi anni è il commissario governativo dell'Anpa, Renato Angelo Ricci. "Nel nostro paese c'è chi trae vantaggio nel fare paura alla gente con grandi montature (l'elettrosmog e l'uranio impoverito sono le ultime della serie) che spesso celano grandi affari", dice al VeLino Ricci, commentando gli esiti dell'indagine commissionata dai ministeri dell'Ambiente, della Salute e delle Comunicazioni sui rischi sanitari dell'esposizione ai campi elettrici, magnetici e elettromagnetici. L'indagine, condotta da esperti di fama internazionale (che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Francesco Cognetti, primario di oncologia medica del Regina Elena, Richard Doll dell'università di Oxford, medaglia d'oro della Royal Society e premio delle Nazioni Unite per le ricerche sul cancro, Tullio Regge, premio Einstein per la fisica, oltre allo stesso Ricci che è presidente della società italiana di fisica) ha rivelato infatti che l'allarme elettrosmog è ingiustificato. "L'esposizione alle radiazioni non ionizzanti al di sotto dei limiti indicati a livello internazionale - prosegue Ricci, che peraltro insegna fisica nucleare all'università di Padova - non ha generato conseguenze sanitarie negative confermate: per questo è opportuno rivedere la normativa italiana, che non ha alcuna base scientifica ed è tale da risultare incomprensibile". I toni sono pacati ma non per questo meno taglienti perché tra associazioni ambientaliste e scienziati si è consumata fin dalla prima ora una vera e propria guerra, tra reciproci scambi di accuse e qualche colpo basso. "Dopo oltre quarant'anni di onorata carriera - si lamenta il commissario - io e altri scienziati di fama internazionale, siamo stati definiti esperti al soldo del potere politico. I risultati della scienza, però, sono oggettivi". "Le misure, legittime, adottate per venire incontro alle preoccupazioni della pubblica opinione - conclude Ricci - appartengono ad un ambito squisitamente politico, ma non devono essere confuse con quelle fondate su dati scientifici e quindi non possono essere giustificate impropriamente in nome di questi ultimi".

I LIMITI DELLA DISCORDIA. La legislazione attuale prevede i cosiddetti "limiti di attenzione", per particolari ambienti e durata dell'esposizione nonché "obiettivi di qualità", fissati rispettivamente in 0,5 e 0,2 microTesla. Conti alla mano, il costo per il risanamento degli impianti derivante dall'attuazione dei parametri indicati nel 2001 dall'ex ministro dell'Ambiente Willer Bordon è stato quantificato in trenta-cinquanta milioni di euro. "Soldi - dice Ricci - meglio spendibili in effettive ricerche sul cancro come ha sollecitato all'epoca l'ex ministro della Sanità Veronesi e le stesse associazioni contro le leucemie, in un appello rivolto al presidente della Repubblica Ciampi". Nella bozza predisposta dall'attuale ministero dell'Ambiente e tuttora in discussione, sarebbero invece previsti limiti cautelativi di 10 e 3 mT (comunque più restrittivi rispetto alle raccomandazioni internazionali, che fissano i soli limiti di esposizione individuati per esempio per gli elettrodotti a bassa frequenza in cento microTesla) per gli impianti da costruire e per quelli da ammodernare, per una spesa quantificata in 1500 milioni di euro
Tar (due). Elettrodotti ed espropri. Un cittadino deve essere avvisato dell'inizio del procedimento di espropriazione di una sua area per l'installazione di elettrodotti pubblici, così da poter far valere i propri interessi. Lo hanno stabilito i giudici del Tar Campania di Napoli che, con una recente sentenza, hanno sottolineato che l'autorizzazione provvisoria alla costruzione di elettrodotti è una "dichiarazione di pubblica utilità"; ne consegue che questa deve essere preceduta da un apposito avviso di inizio del procedimento ai proprietari interessati (così che essi possano tutelare i propri interessi, magari suggerendo una diversa localizzazione dell'opera), e deve contenere espressa indicazione dei termini iniziali e finali dei lavori e delle espropriazioni. In assenza dei requisiti in questione, secondo il giudice amministrativo, l'autorizzazione è da annullarsi, e l'area occupata è da restituirsi al proprietario (purché quest'ultimo ne abbia fatto richiesta).

Il Wwf: "Giù le mani dai limiti sull'elettrosmog". La dura presa di posizione è del Wwf, che ha preannunciato una dura battaglia contro l'ipotesi di revisione dei limiti relativi alle radiazioni generate dagli impianti per le radiotelecomunicazioni e dal sistema di produzione, distribuzione e utilizzo finale dell'energia elettrica. "Le nuove indicazioni contenute in una bozza del ministero dell'Ambiente circolata in questi giorni azzerano anni di battaglie: i valori indicati sono talmente alti da essere inverosimili, in quanto non reperibili tecnicamente neppure negli elettrodotti più grandi", dice al VeLino Guido Santonocito del Wwf. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, si passerebbe dagli attuali limiti precauzionali fissati in 0,2-0,4 ai 3-10 microtesla, ponendo praticamente fine al potenziale contenzioso giudiziario, ai controlli tecnici, al risanamento della rete elettrica nazionale, in una parola al fenomeno massmediologico degli ultimi anni ribattezzato elettrosmog. "L'azzeramento dei livelli di attenzione, che comunque non potrà limitare l'allarme sociale che esiste rispetto all'inquinamento elettromagnetico - aggiunge l'esponente del Wwf - capovolge gli oltre 180 studi internazionali censiti dall'Istituto superiore di sanità che indicano che già a valori di poco superiori a quelli attuali vi è il raddoppio secco dell'incidenza per esempio della leucemia infantile". A conclusioni perfettamente opposte è invece giunta la Commissione di esperti istituita ad hoc per studiare i rischi da elettrosmog che ha non soltanto definito il quadro normativo sulle radiazioni da ripetitori e telefonini, "incoerente e scientificamente debole", ma ha anzi esortato il governo ad abolire i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità mantenendo i soli limiti di esposizione: bollando insomma la nuova frontiera dell'ambientalismo italiano come la più classica delle bolle di sapone. "Si tratta di un gruppo di scienziati - attacca Santonocito - che ha espresso una valutazione senza nessun supporto o dato scientifico e che ha la valenza di parere dato per di più da esperti di nomina politica: se su questa base lo Stato rinuncia a gestire la materia, forniremo ai cittadini che quotidianamente sono esposti al rischio delle radiazioni tutto il supporto per far prevalere in sede giudiziaria i propri diritti". (ilp)

 

13. Le antenne possono essere sequestrate solo in casi gravi. Per chiudere un impianto di una stazione radiofonica non è sufficiente il sospetto di effetti dannosi per gli abitanti: serve, infatti, una prova concreta dell'effettivo danno alla salute. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza del 27 febbraio 2002 (numero 8102). Secondo la corte, infatti, la propagazione delle onde elettromagnetiche oltre i limiti fissati dalla legge non integra gli estremi del reato contemplato negli articoli 674 c.p. (sul gettito pericoloso di cose) e 650 c.p. (sull'inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità), a prescindere dalla prova della nocività delle emissioni. Secondo i giudici, infatti, "l'azione del gettare in luogo di pubblico transito cose atte a offendere, o imbrattare o molestare persone, è ontologicamente, oltre che strutturalmente, diversa dal generare campi elettromagnetici". Per questa ragione, è necessario dimostrare "l'effettiva idoneità delle onde elettromagnetiche a ledere o a infastidire le persone". Una idoneità che non è deducibile dal superamento dei limiti fissati dalla legge, dato che, gli stessi limiti sono stati previsti a fini di semplice cautela. La conseguenza di questa decisione, è che il decreto di sequestro preventivo degli impianti, è da considerare illegittimo, in assenza di prove certe circa la nocività dei campi elettromagnetici superiori a certi valori.

DA TuttoAmbiente - Rivista on line di diritto e informazione ambientale

INSTALLAZIONE DI ANTENNE
Pubblicato sulla GU n. 215 del 13 settembre 2002 il DLvo 4 settembre 2002, n. 198: "Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443", ovvero il c.d. Decreto Gasparri realizzato per facilitare l'installazione di infrastrutture di telecomunicazioni.



La riforma della Costituzione salva la legge anti elettrosmog della Regione Umbria

Milano, 18 giugno 2002
La Corte Costituzionale ha dichiarato improcedibile il ricorso proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri contro la legge sull'elettrosmog dell'Umbria. La Corte, con l'ordinanza 10 maggio 2002, n. 182, ha rilevato che, a seguito della riformulazione dell'articolo 127 della Costituzione
(avvenuta con l'articolo 8 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) e' stata soppressa la fase del controllo preventivo su una legge
regionale.
Quindi il Governo, a norma del nuovo articolo 127 della Costituzione, qualora ritenga che una legge regionale ecceda le competenze della
Regione, puo' impugnare la legge solo dopo che questa sia stata pubblicata.

Inquinamento elettromagnetico, la ricerca finanziata con l'UMTS

Milano, 18 giugno 2002
I proventi derivanti dalle licenze UMTS ("Universal Mobile Telecomunications System": e' uno standard di comunicazione wireless di terza generazione) saranno destinati alla riduzione delle emissioni elettromagnetiche. Cosi' dispone il Dpcm 28 marzo 2002, attenendosi alle disposizioni della legge 388/2000 (cd. "legge Finanziaria 2001") che, all'articolo 112 dispone la creazione di un fondo, determinato in misura pari al 10 per
cento dei proventi derivanti dal rilascio delle licenze individuali per i sistemi di comunicazioni mobili di terza generazione e destinato, tra
l'altro, alla prevenzione ed alla riduzione dell'inquinamento elettromagnetico.
Il provvedimento individua cinque finalita', cui destina specifiche risorse: sostegno ad attivita' di studio e di ricerca per approfondire la conoscenza dei possibili rischi connessi all'esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici; realizzazione della rete di monitoraggio dei campi elettromagnetici; adeguamento delle strutture e formazione del personale; promozione di nuove tecnologie in grado di ridurre le emissioni; e sostegno ai Comuni per interventi di sperimentazione.

Da RETEAMBIENTE

ANTENNE, IL GOVERNO FACILITA L'INSTALLAZIONE
Procedure piu' snelle per la realizzazione di impianti di telecomunicazioni. A cio' ha provveduto il Dlgs 4 settembre 2002, n. 198, che ha individuato i principi fondamentali in materia di realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche.
Molte le peculiarita': l'installazione degli impianti e' autorizzata dagli Enti locali previo accertamento, da parte delle Agenzie regionali per l'ambiente (ARPA) ovvero dall'organismo indicato dalla Regione, della compatibilita' del progetto con i limiti di esposizione; le ARPA
provvedono a pubblicizzare l'istanza di autorizzazione all'installazione;
le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico possono esprimere un motivato dissenso alla costruzione di tali infrastrutture. In tal
caso, l'onere della decisione e' rimesso al Consiglio dei Ministri.
Ancora, le infrastrutture in questione sono compatibili, ad esclusione delle torri e dei tralicci relativi alle reti di televisione digitale terrestre, con qualsiasi destinazione urbanistica e sono realizzabili in ogni parte del territorio comunale, anche in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento; di nuovo, per l'installazione di impianti, con tecnologia UMTS o altre, con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 Watt, fermo restando il rispetto dei limiti di esposizione, e' sufficiente la denuncia di inizio attivita'.
(Alessandro Radrizzani)

HOME PAGE CONTATTI REGISTRAZIONE